Dachra

di Abdelhamid Bouchnak

Yasmin, studentessa di giornalismo tunisina, e due suoi compagni di corso decidono di occuparsi del caso irrisolto di Mongia, una donna ritrovata mutilata 25 anni prima, ora rinchiusa in un manicomio e sospettata di stregoneria. Nel corso delle indagini, i tre amici arrivano nell’arcaico e inquietante villaggio di Dachra, isolato nella campagna fra capre, donne silenziose, misteriosi pezzi di carne lasciati essiccare e pentole fumanti. Il capo villaggio, gioviale ma minaccioso, li invita a restare per la notte, ma quando Yasmin comincia a scoprire i segreti di Dachra, capirà di dover fuggire prima che sia troppo tardi...

Abdelhamid Bouchnak

Il villaggio che aveva paura Il film di Abdelhamid Bouchnak rovescia con determinazione un pregiudizio che un certo “cinema da festival” ha nutrito (anche involontariamente). Nell’immaginario corrente di una visione non problematica, i valori della tradizione, delle società rurali, ancorate a valori inamovibili, intimamente ostili a qualsiasi possibilità di aperture nei confronti del moderno e del contemporaneo, rappresentano il bene contro la corruzione incarnata dalle città. Dachra (traduzione letterale: Il villaggio, cosa che evoca anche echi che rimandano a M. Night Shyamalan...) adotta un approccio decisamente contro corrente. All’indomani della rivoluzione tunisina e con molte delle premesse ancora da realizzare, mentre la nuova democrazia si regge su equilibri ancora fragili e il vecchio che avanza tenta di spacciarsi come il nuovo, la percezione del passato e della tradizione, con le sue regole e i suoi dogmi, assume le sembianze di un mondo ostile e impermeabile a qualsiasi innovazione. Il regista, attribuendo al sapere e alla città un valore abitualmente associato al mondo rurale e al passato, si fa portatore delle aspettative di una generazione che tenta di affrancarsi da tutto quanto l’ha bloccata: prima il regime di Ben Alì e poi, all’indomani della rivoluzione, l’abbraccio ambiguo fra potere e religione che ha ancora una volta frustrato il desiderio di una democrazia partecipata. L’abilità con la quale tesse il racconto chiama in causa il complesso delle ragioni che agitano il conflitto fra rinnovamento e reazione. Eppure sarebbe assolutamente ingeneroso legare l’importanza di Dachra alla tentazione della metafora sociologica, perché Bouchnak si presenta come un cineasta a tutti gli effetti in grado di creare, attraverso inquadrature che lasciano sempre molto spazio intorno ai protagonisti e raccordi di montaggio volutamente “sbagliati”, uno spazio alieno in grado di evocare un principio di realtà fuori asse. Nonostante il film vanti una sceneggiatura impeccabile che permette a tutti gli elementi di sciogliersi nel finale senza mai cedere alla pura esecuzione meccanica del plot, il regista crea soprattutto un luogo perturbante attraverso un uso sapiente dei materiali filmici. La precisione con la quale Bouchnak scuce progressivamente la tessitura del reale attraverso il montaggio e le inquadrature è l’indicazione più convincente di un talento genuinamente intrigato dalle contraddizioni del mondo. La macchina da presa del regista mette in discussione, infatti, il principio di realtà e soprattutto il principio di individuazione. Il mondo di Dachra è fuori asse, motivo per cui anche le inquadrature e i raccordi di montaggio non rispondono più alle regole del “film fatto bene” (anche se Dachra è fatto benissimo...). È la gestione sapiente di questo equilibrio che permette al film di procedere spietato e diretto verso il confronto finale e allo stesso tempo di mettere in discussione le regole del genere: in questo risiede la singolarità di Dachra. Pur concedendosi il lusso di citare situazioni, film e maestri (da Don’t Look Now di Nicholas Roeg, passando per Tobe Hooper e John Carpenter), Bouchnak non si presta al gioco del secondo grado inutilmente autoreferenziale. Il suo film investe l’insieme delle ragioni sociali e politiche della Tunisia contemporanea in un equilibrio fra passato e presente articolato con grande consapevolezza. Il cannibalismo delle pratiche di stregoneria che ancora allignano in alcune regioni del Nord Africa, come sottolinea la didascalia finale, è il segno di un conflitto senza esclusione di colpi con un passato che riaffiora senza sosta nell’oggi. Dachra mette in scena questo conflitto come l’eterno ritorno di un tempo avvitato su se stesso; in questo senso il film – nel suo piacere schietto e senza complessi d’inferiorità nei confronti delle regole del genere – è anche e soprattutto uno straordinario film politico che osa affrontare e finalmente mettere in discussione il lascito dei padri (e delle madri). A costo di essere sbranato – letteralmente – dai custodi dell’altro ieri che si spacciano arrogantemente come i profeti del domani.

Dati Tecnici

Titolo: Dachra

Genere: Thriller

Durata: 1h 48"

Regia: Abdelhamid Bouchnak

Interpreti: Yassmine Dimassi, Aziz Jbali, Bilel Slatnia

Calendario delle Proiezioni nel Triveneto e Alto Adige
Vicenza
lun 8 ottobre
Odeon - 17:30
BOLZANO
gio 11 ottobre
Capitol - 18:00
GORIZIA
gio 11 ottobre
Kinemax Gorizia - 19:00
TRENTO
mer 17 ottobre
Multisala G. Modena - 19:00