M

di Anna Eriksson

M esplora il rapporto tra sessualità e morte, concetti che sono solo all’apparenza due poli opposti, ma che in realtà si fondono in ognuno di noi mascherando la paura della morte o il suo desiderio, il mondo dell’Eros.

Anna Eriksson

Cursum perficio. La fine del viaggio Un viaggio nell’oscurità della notte, un incubo allucinato, una discesa agli inferi. La vivisezione di una leggenda chiamata Marilyn. Marilyn Monroe. O semplicemente M, un simbolo, un segno, che di “quella” Marilyn rappresenta solo una (o più...) delle tante possibilità. Anna Eriksson, artista multimediale, star dell’olimpo musicale nordeuropeo con oltre 440.000 copie di dischi venduti, irrompe inattesa sulla scena della settima arte con un affascinante oggetto di cinema che è quanto di più lontano si possa immaginare da un biopic o dal cinema narrativo, “scritto”. Nessuna scorciatoia. Nessuna via di fuga. Niente comfort zone. Abbandonando ogni tentazione di biografismo (ma non di ricerca filologica), la regista procede a strattoni in direzione ostinatamente antirealista e si tuffa, senza rete di protezione, in un feroce processo di scarnificazione del mito e della sua immagine. Decide per un approccio ostico e radicale, genuinamente postmoderno (ma non citazionista), sperimenta audaci accostamenti visivi e sonori senza preoccuparsi di accontentare nessuno. Rinuncia al racconto tradizionale, lavora per suggestioni attingendo direttamente alla materia sensoriale e alla mitologia del cinema. Anziché offrire risposte evoca spettri. E di questo suo opus magnum cura in prima persona ogni singolo aspetto: dalla produzione al complesso sound design, dal montaggio fino alla cruda messa in scena del suo corpo, che diventa il viatico per addentrarsi nel buio dell’anima secondo una dicotomia cronenberghiana tra il “dentro” e il “fuori”, tra l’esterno (l’immagine riflessa, il corpo, il paesaggio) e l’interno, ossia ciò che vive, muore o trova rifugio sotto la pelle. Il regno della finzione, il cinema, è il luogo in cui provare a decostruire e ricostruire il lato più autentico e profondo del dolore, dove diventa possibile esplorare senza inibizioni la stretta correlazione tra Eros e Thanatos, la natura di un desiderio abissale che tende in maniera morbosa verso forze opposte, ora alla vita ora alla morte. In questa misteriosa creazione filmica, l’ossessione di Marilyn per la 53 maternità negata occupa un posto di primo piano. L’aborto, il lutto e ancora la morte, i cui indizi sono disseminati ovunque: falene, fantasmi, la presenza del dio Anubi, il corpo esanime di Marilyn, vestito solo di profumo e disperazione. Secondo l’idea nietzschiana per cui non esistono fatti oggettivi ma solo interpretazioni, l’autrice mantiene le distanze dalla cronaca e la reinventa, scavando nell’essenza dell’infelicità di una donna desiderata ma non amata, ferita, offesa, lacerata. Crocifissa e dissezionata. La composizione visiva conduce a esiti sorprendenti. M, o il doppio filmico di Marilyn, non ha più le forme morbide e rassicuranti dell’originale. Presenta, invece, un fisico atletico e spigoloso, comunque riconoscibile attraverso segni o feticci: le movenze, la casa, le scarpe bianche che l’hanno accompagnata in Messico, i capelli biondo platino, il lipstick color rosso fuoco. Come in un dipinto di Bacon che incontra la cromia dei maestri del giallo italiano, con il buio che si alterna ad accesi contrasti in una definizione iperrealista, anche la fotografia restituisce l’inquietudine e la schizofrenia di una cupa visione del mondo. Ma non bisogna pensare che M esaurisca la sua forza nella forma. Facendosi alfiere di un’idea spiazzante di femminismo si offre, al contrario, con un messaggio politico perfettamente inquadrato nel contemporaneo. Si espone senza mezzi termini sulle controversie sessuali di Hollywood, distrugge il mito della bellezza, fa letteralmente a pezzi la rappresentazione dell’ideale assoluto di femminilità accanendosi sulla mortificazione del corpo, lo strazio della carne, e sulle ferite incurabili dell’anima. Si può considerare M un body horror a tutto tondo. Enigmatico, disturbante, inospitale. Ma questa esplosione inarrestabile di invenzioni e di forme, nella sua violenta bellezza e con la forza tragica di una angoscia senza pari, non perde comunque mai la capacità di commuovere.

Dati Tecnici

Titolo: M

Genere: Drammatico

Durata: 1h 30"

Regia: Anna Eriksson

Interpreti: Anna Eriksson, Petri Salo, Gail Ferguson

Calendario delle Proiezioni nel Triveneto e Alto Adige
TRENTO
mer 26 settembre
Astra - 19:00