Adam Und Evelyn

di Andreas Goldstein

Estate 1989, Germania Est. Adam lavora come sarto, Evelyn come cameriera. I due stanno pianificando una vacanza insieme, quando Evelyn scopre che Adam la tradisce. Decide così di partire da sola per le vacanze in Ungheria, ma Adam la segue con la sua auto. Con la caduta del confine con l’Austria, in Ungheria tutto è cambiato. Le frontiere sono aperte, come lo è anche la possibilità per Evelyn e Adam di decidere in quale mondo – orientale o occidentale – scegliere di costruirsi una vita felice.

Andreas Goldstein

I viaggi la morteLa diatriba che scandisce questo amore; la diversità degli esseri che tra scollamenti, silenzi, rancori, rinsalda ogni volta la passione; e il destino di incomprensione che innerva l’intesa, la reciproca dipendenza degli amanti erranti, sono anche le coordinate estetiche di un film in lirica progressione, oscillante tra la strenua volontà alla fissità (la contemplazione del nido) e quella al movimento (scoperta di nuovi spazi), anzi, si direbbe, al falso movimento, visto che l’esito di questo esodo sta nell’immagine dei due protagonisti mentre guardano immobili fuori dalla finestra, interrogandosi sull’entità del nuovo approdo. Il quale per Adam corrispondeva già al giardino della casa paterna in cui si rinnovano in continuazione le ragioni dell’esserci, del sussistere, e la lussuria del lavoro (come la chiama Evelyn), dell’operare, manipolare la materia, la stoffa, per farne figure abbellite, donne che in gonne leggere appena cucite dal sarto passeggiano nella stanza fino a una radio da cui adesso arriva musica da camera, lieve come una tenda trasparente alla finestra, o un ramo di foglie che si staglia su uno sfondo di brezza. È appunto questo camerismo – la delicatezza, l’intimità di un’icono-grafia di quartetti, la volontà di circoscrivere e difen-dere quello che Foucault chiama un contro-spazio (utopico, felicitante), chiuso in se stesso, eppure aperto al dilatarsi immaginario, al confezionamento di forme – il presupposto da cui parte Adam e che prevede il complemento panico, al di qua dell’infinito disseminarsi della natura, dentro la finitudine del visibile, del visto: di prati, cortili, campi di fiori ripresi in fremente staticità, nella malinconia che lo scorcio trasuda, quando Adam si volta indietro a guardare nostalgicamente quello spazio e quel tempo che stanno per perdersi per sempre. Ed è proprio da questo nido adamitico, la Germania dell’Est (la Germania dell’Eden, si potrebbe dire, se non fosse che vi aleggia l’ombra della Stasi) colta nel 1989, nei giorni della caduta del muro, che Evelyn, intraprendente, vitale, vuole scappare, per immergersi nel flusso della Storia, della sua secolarizzazione, che alla fine è un processo ineluttabile di omologazione e dissipazione. Il film assume allora il passo cadenzato dettato dalla coazione al viaggio, un andamento drammatico (Gadda direbbe “i viaggi la morte”), addio struggente, mentre dal finestrino passa il piano dei campi e Adam sperimenta una volta di più la dualità tra l’attrazione esercitata dal suo giardino, ancora immobile, lontano e sussurrante da lì per via di vento e di fronde, e quella per la donna amata, fuggente, attraverso l’Ungheria, quella stessa che oggi si barrica nel culto di un sé falsamente autoctono, lasciando l’altro fuori, e in quei giorni aveva aperto le frontiere con l’Austria, divenuta terra di accoglienza. Tanto, l’amore, da portarlo forse a rubare i passaporti di lei e del suo amante occidentale Michael, per costringerlo a rientrare in Germania Ovest e poter continuare il viaggio solo con Evelyn. Che è un’ipotesi avanzata anche dal funzionario austriaco mentre interroga la donna richiedente asilo, uno degli snodi, delle possibilità di un film d’altronde brulicante al suo interno di voci sottaciute, moti strozzati, contrasti che si sedimentano via via nel terreno delle immagini, sulla strada percorsa fino alla falsa meta dell’Occidente. Eppure da questo terreno, da questo testo di implicitezza, incomunicabilità, anche muta complicità, emergono con forza elementi simbolici (per non dire di quelli biblici, tra l’altro contestati), come quello della tartaruga che Adam porta con sé per tutto il viaggio nel tentativo di mantenere il contatto con il suo rifugio tedesco, ma ancora più profondamente, con le ancestrali origini del mondo, fuori dalla Storia, da una Storia che – Adam ed Evelyn lì alla finestra nel mezzo della stanza vuota – mentre stanno per cominciare gli anni Novanta, non sembra promettere nulla di meglio di un caos di vite scricchiolanti sotto il peso della realtà del Capitale.

Dati Tecnici

Titolo: Adam Und Evelyn

Genere: Drammatico

Durata: 1h 40"

Regia: Andreas Goldstein

Interpreti: Florian Teichtmeister, Anne Kanis, Lena Lauzemis

Calendario delle Proiezioni nel Triveneto e Alto Adige
BOLZANO
Gio 27 Settembre
Capitol - 18:00
TRENTO
Mer 3 Ottobre
Multisala G. Modena - 21:30
PADOVA
Gio 4 Ottobre
Multisala Pio X - MPX - 21:00
VERONA
Lun 8 Ottobre
Pindemonte - 22:00