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AKasha

di Hajooj Kuka

Adnan è un rivoluzionario sudanese considerato eroe di guerra. L’amore per il suo fucile AK47 è pari solo a quello per Lina, la sua paziente fidanzata. Quando Adnan, in licenza, tarda a rientrare all’unità militare, il comandante Blues lancia una kasha: una retata per arrestare i soldati sfaticati che mancano all’appello. Colto di sorpresa, Adnan si dà alla fuga con il pacifista Absi. La strana coppia studia tutti i modi per riunire Adnan con la sua arma – e con Lina – e per sfuggire ai compagni dell’unità militare. Per ventiquattr’ore, attraverso una serie di eventi amari e divertenti, esploriamo la vita e l’ideologia nelle zone del Sudan controllate dai ribelli.

Hajooj Kuka

Storie d’amore e diserzioneIn Sudan la “kasha” è l’operazione di raccolta dei miliziani dopo la pausa imposta dalle grandi piogge, che trasformano i campi di battaglia in pantani inagibili ma concedono una tregua dalle carneficine. aKasha fotografa dunque un intervallo sospeso al di fuori della storia, una soglia temporale sulla quale si scontrano due elementi mitici: l’idillio e lo spirito della guerra. Il fanfarone Adnan, un po’ “miles gloriosus”, un po’ Don Giovanni da strapazzo, è l’eroe comico che agisce come trait d’union fra questi due poli: il villaggio immobile nella sua serenità e il movimento aggressivo di una delle tremende guerre fratricide che hanno dissanguato l’Africa. L’intrigo amoroso che innerva il film ondeggia fra la retorica rivoluzionaria e mendace di Adnan e l’immaginario pop libertario della sua Lina, che va dai Beatles fino a un Grant Wood in salsa horror sul muro della sua capanna. La terza forza in gioco è il pacifismo ribelle del “servo scaltro” Absi, che canticchia Rebel Music di Bob Marley, rifiuta di sparare a esseri umani, e con le sue idee bislacche aiuta l’eroe a raggiungere il suo scopo fiabesco (il travestimento in panni femminili è una delle più surreali variazioni sul mascheramento mai viste nel cinema africano). Gli aerei dell’aviazione sudanese di Omar al-Bashir sorvolano i villaggi dei monti Nuba come uccelli del malaugurio, ma il loro rombo non soffoca gli altri suoni: nell’ellissi volontaria della violenza (che rimane sullo sfondo) e nella scommessa su una partitura cromatico-sonora di musiche popolari, tradizioni festive, costumi sgargianti sta la chiara voce propositiva del regista sudanese hajooj kuka. Come nei suoi documentari, egli punta sulla resistenza non violenta, sorretta dalle tradizioni ancestrali e magiche del Sudan meridionale, in una tavolozza sensoriale qui impreziosita anche dalle composizioni della cantante americano-sudanese alsarah. A dimostrazione di questa tessitura antropologica, gli abitanti del villaggio si dedicano a riti collettivi e unificanti: i balli di gruppo, la preparazione di una sposa, persino la consumazione della “merisa” (bevanda fermentata vietata dalla sharia nel Sudan musulmano del nord) sono momenti di affratellamento e pacificazione che si inscrivono in un fragile intervallo idilliaco su cui preme il flusso sanguinoso della storia, rappresentato dai reclutatori dell’esercito. Nel finale poi rientra di prepotenza la magia del continente nero (la “strega” Tirha e i suoi fiori allucinogeni), con i suoi incantesimi folclorici che privano lo spaccone Adnan di ogni sovrastruttura e lo restituiscono alla sua nuda natura: egli si spoglia e si rade a zero, indossa il gonnellino tribale, vi appende le pietre della fortuna... Non sono elementi di vacua superstizione, ma (come il ballo e la musica) segni di resistenza, di attaccamento alla cultura autoctona contro il vortice centrifugo della kasha. Solo così egli giunge alla verità, rivelata attraverso l’umiliazione pubblica della confessione “sulla soglia”, un gesto liminare e palingenetico di potenza ancestrale e universale. Siamo di fronte a una novella popolare in cui si confrontano la retorica distruttiva della guerra e il principio artistico-creativo nelle sue molteplici realizzazioni, innervate dal folclore locale ma arricchite anche da contaminazioni culturali inaspettate, come personaggi da commedia antica, comicità fisica da slapstick e persino una forma fiabesca per leggere la quale potrebbe aiutarci Propp, in cui Absi e la strega Tirha sono gli “aiutanti magici”, mentre con beffarda variazione le funzioni del “premio” sono distribuite fra l’amata Lina e un oggetto “di valore” o “magico” come il fucile Nancy, qui anche sostituto carnevalesco della figura femminile. Come nelle fiabe, aKasha termina con un matrimonio, che non è però quello dei protagonisti, divisi fino in fondo, come è giusto che sia in una ballata non convenzionale senza happy end. L’estate richiama alla guerra.

Dati Tecnici

Titolo: AKasha

Genere: Documentario

Durata: 1h 18"

Regia: Hajooj Kuka

Calendario delle Proiezioni nel Triveneto e Alto Adige
VERONA
Lun 1 Ottobre
Pindemonte - 20:00
Vicenza
Lun 8 Ottobre
Odeon - 20:30
BOLZANO
Gio 11 Ottobre
Capitol - 20:30
TRENTO
Mer 17 Ottobre
Multisala G. Modena - 21:30